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sabato 14 dicembre 2013

Invito al pensiero di Maurice Bellet/13. Maurice Bellet, oggi

Non mi si può leggere se non ascoltandomi. Ciò che viene sulla punta della mia stilografica è il suono e il movimento della voce. Sto dalla parte del racconto e del canto, non della dissertazione e dell’esposizione.
M. BELLET, La lunga veglia

Bellet è un pensatore cui è difficile assegnare un’etichetta (filosofo? teologo?), che è arduo ricondurre a una corrente o a una scuola. In lui convivono opposti inconciliabili (o che possono apparire tali): è prete e psicanalista, ha insegnato presso scuole cattoliche e ha teorizzato la “fine del cristianesimo”, sostiene l’esistenza di una verità assoluta e si definisce “discepolo senza maestro”. Il suo linguaggio è poetico e paradossale; ha scritto nella forma del saggio come in quella del romanzo. Impossibile rinchiuderlo, de-finirlo, afferrarlo. Eppure, a chi ha orecchi, egli si lascia ben intendere. Si può scoprire così che Bellet ha tanto, tanto da dire agli uomini di oggi, che sembrano avere tutto ma ai quali mancano proprio le due cose essenziali, senza le quali non si può vivere (umanamente): la parola e l’ascolto.

Invito al pensiero di Maurice Bellet/12. L’assassinio della parola

Il tipo di comunicazione necessaria al livello più profondo deve essere anche “comunione” al di là del livello delle parole, una comunione nell’esperienza autentica.

T. MERTON, Diario asiatico

Si sente ripetere a mo’ di ritornello che la prerogativa del nostro mondo è la scomparsa della questione della Verità seguita al tramonto delle ideologie e degli –ismi. Ma si tratta di un grosso fraintendimento, perché la questione della Verità non si è affatto dissolta, si è solo spostata, passando dai tradizionali ambiti delle filosofie e delle teologie a quello dell’odierno complesso scienza-tecnica-economia, che influenza non solo i meccanismi del vivere ma anche quelli del pensare e del nostro stesso modo di vedere le cose. Ciò diventa visibile appieno, secondo Bellet, nella intolleranza mostrata dal sistema nei confronti di chi ne viola le prescrizioni fondamentali: «che siate cristiani, buddisti, musulmani, che non abbiate religione, la banca, il laboratorio, l’ospedale vi accolgono con uguale tolleranza. Ma emettete un assegno scoperto, barate sulle vostre esperienze, rifiutate di far curare i vostri figli dalla medicina ufficiale e mi saprete dire» (p. 18).

Invito al pensiero di Maurice Bellet/11. Il delirio dell’economia

Sulla terra ci sono risorse a sufficienza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di tutti.
GANDHI

Assistiamo oggi a uno sdoppiamento dell’economia: da un lato abbiamo la produzione e la distribuzione dei beni, dall’altro l’economia ha assunto il ruolo di “funzione fondamentale”, cioè quell’insieme di certezze che ci danno una stabilità e un orientamento per vivere. Il posto che in altre epoche veniva occupato dai miti tradizionali, dalle saggezze, dalle ideologie, è stato occupato – dopo la “morte di Dio” e il crollo delle ideologie – dall’economia. Questo sdoppiamento dell’economia è ben visibile nel caso del lavoro, che svolge la doppia funzione di produzione e di partecipazione al gioco sociale (chi non lavora è l’escluso, l’emarginato). Bellet non mette in discussione la “razionalità” dell’economia (questione che riserva agli specialisti), ma pone la domanda: che ruolo ha assunto l’economia “al singolare”, cioè per ciascuno di noi? (cfr. “L’economia in un vicolo cieco”, p. 8).

Invito al pensiero di Maurice Bellet/10. Per una scienza dell’umano

La cultura non protegge dalla barbarie.
George Steiner

Che cos’è l’uomo? In che modo, entro quali limiti e con quali fini si può parlarne? Per Bellet la risposta a queste domande si inscrive nel contesto di quella che chiama “scienza dell’umano”, rigorosa ma non dottrinaria, non sempre del tutto oggettivabile ma al di là dell’opinione. Scienza che oggi, nell’epoca della decomposizione dell’umano, diventa sempre più urgente: da un lato perché, con la mercatizzazione del mondo da parte dell’economia e l’oggettivazione della realtà da parte della scienza, anche gli uomini si trovano sempre più spesso a venir considerati merci o addirittura “cose” (si pensi, banalmente, alle espressioni utilizzate oggi per definire l’uomo che lavora: “risorsa umana”, “forza-lavoro”); dall’altro perché questo processo sfocia sempre più spesso in una distruzione di massa nella quale la fa da protagonista una tecnologia al servizio dei massacratori (negli ultimi tre quarti di secolo siamo passati senza soluzione di continuità dall’efficienza delle camere a gas naziste alle bombe intelligenti del Medio Oriente), nella quale le vite umane diventano sempre meno significative mentre, per contro, sempre più importanti diventano i numeri (come nello scandaloso servizio del TG1 del 7 aprile scorso sul terremoto in Abruzzo, dove per minuti interi la giornalista ha decantato le cifre dell’audience delle diverse edizioni del telegiornale relative alla disgrazia).

Invito al pensiero di Maurice Bellet/9. Fede e psicanalisi


I pochi resoconti comparsi su riviste scientifiche sono così carichi di incomprensioni e malintesi che non potrei replicare ai critici se non invitandoli a rileggere questo libro. O forse, più semplicemente, a leggerlo.
S. FREUD, L’interpretazione dei sogni

Al centro dell’indagine di Bellet c’è il rapporto tra fede ed analisi: può un cristiano avere a che fare con la psicanalisi, che rischia di mettere in questione (se non addirittura di abbattere) la sua fede? Per contro: può un sostenitore della psicanalisi avere a che fare con il cristianesimo, dopo la critica della religione operata da Freud?
Per Bellet, cristiano e psicanalista, un rapporto è certamente possibile e anzi necessario.

Invito al pensiero di Maurice Bellet/8. Il Dio perverso

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Fil 2,5-8

Dio di pace, libertà, misericordia, Dio tenero, dolce, materno, ma anche folle e selvaggio: Bellet non ha risparmiato epiteti al Dio “di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”. Eppure l’ossimorico “Dio perverso” sembra davvero troppo forte: come può essere perverso il Dio che, fin dall’inizio, non ha parlato all’uomo che d’Amore?

Invito al pensiero di Maurice Bellet/7. Dio, nessuno l’ha mai visto

Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi
e l'amore di lui è perfetto in noi.
1Gv 4,12


Nel suo ultimo libro, Dieu, personne ne l’a jamais vu, uscito lo scorso ottobre nelle librerie francesi (è possibile leggerne qualche capoverso in traduzione italiana sul sito internet ufficiale di Maurice Bellet, www.mauricebellet.it), Bellet riprende e approfondisce il tema portante dell’opera precedente, Le Dieu sauvage (recensito sul numero di marzo 2008), ovvero la distanza tra Dio e le rappresentazioni che l’uomo se ne fa:
se Dio è Dio, allora non è nulla di ciò che mettiamo al suo posto e sotto il suo nome. Se Dio è Dio, allora non è Dio. Esso è molto più alto – e molto più basso. Perché vi è sempre distanza o frattura tra ciò che esso è, se è, e ciò che noi ne facciamo (p. 14).

Invito al pensiero di Maurice Bellet/6. La quarta ipotesi sul futuro del cristianesimo

Non dobbiamo identificare il fatto cristiano, che si esprime nella “cristianìa”, con il cristianesimo come religione ed ancora meno con la cristianità come civiltà.
R. PANIKKAR, Saggezza stile di vita

Il cristianesimo dei nostri giorni è in continuo declino: l’iniziativa del pensiero è passata alle scienze (in parte è rimasta alla filosofia), si diffonde sempre di più una mentalità del consumo e dell’accumulazione estranea (ma forse meglio si direbbe ostile) al cristianesimo, il “ritorno del religioso” avviene spesso in forme esotiche e avversarie del cristianesimo, il tradizionale sistema dottrinario e disciplinare sembra essere inadeguato ai tempi. Quale futuro possiamo immaginare per questo cristianesimo? Bellet avanza quattro ipotesi:
1. Il cristianesimo scompare e, con esso, il Cristo della fede.
2. Il cristianesimo si dissolve (viene inglobato in un pensiero “generale” laico-religioso, che attinge a più fonti; i valori spirituali diventano diritti umani).
3. Il cristianesimo continua, restaurando le “istituzioni”.
4. Muore il cristianesimo come -ismo legato a questo mondo della modernità occidentale. C’è qualcosa che si annuncia, ma non sappiamo cosa sia.

Invito al pensiero di Maurice Bellet/5. La Via

Qui non ci sono sentieri, poiché non c’è più legge per il giusto.
R. PANIKKAR, Beata semplicità


È forse il compito più difficile, per un lettore di Bellet, quello di parlare della Via. Lui per primo ne parla utilizzando un linguaggio metaforico, poetico, icastico, a volte apparentemente contraddittorio: la Via è indispensabile all’uomo, come l’aria e il cibo, ma non può essere afferrata né pensata, perché precede ogni nostra comprensione e categorizzazione; essa è sempre la cosa più urgente, ma non può essere cercata; è presente in tutto, ma non è la contingenza, né è altrove. È solitudine, ma non è affare del “solo”, dell’individuo isolato. La Via non ha via.

Invito al pensiero di Maurice Bellet/4. I due cristianesimi

Vedevo infatti la chiesa piena, ma chi ci andava in un modo, chi in un altro.
AGOSTINO, Confessioni

Nella Lunga veglia Bellet dice di aver conosciuto due religioni: una religione della paura e della tristezza e una religione dell'amore e della gioia. Esse però, dice Bellet, non sono che una sola religione: il cristianesimo.
Esistono dunque almeno due modi di intendere il cristianesimo. Per il primo, la realtà del cristianesimo sta negli elementi della religione, quelli del catechismo di un tempo: verità da credersi, doveri da praticare, mezzi per santificarsi; il tutto nella Chiesa e sotto la sua autorità. Il cristianesimo, come realtà, è questo; se gli si tolgono i dogmi e la dottrina, la morale e i percorsi tradizionali di perfezione, la preghiera e i sacramenti, allora il cristianesimo diventa qualunque cosa. Se si toglie la Chiesa, la fede si scompone nelle opinioni e perde la realtà della comunione, essenziale al Vangelo di Gesù Cristo.

Invito al pensiero di Maurice Bellet/3. Amore, morale, verità

Ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male.
F. Nietzsche, Al di là dl bene e del male

Parlare d'amore oggi potrebbe essere nient'altro che parlare di un bene di consumo tra i tanti; non solo perché è possibile acquistare l'“amore” con il denaro (ciò che era possibile anche in altre epoche) o perché esistono oggi agenzie che per soldi aiutano a trovare “compagnia”, “amicizia” o perfino l'anima gemella, ma soprattutto perché per noi oggi l'amore è un'attività al pari di tante altre, o addirittura una specie d'investimento: lo sanno bene quelli che, presissimi dalle loro cose, “non hanno tempo” per l'amore.

Invito al pensiero di Maurice Bellet/2. La divina tenerezza

L’amore del fratello non solo viene da Dio, ma è Dio stesso.
Agostino, Sulla Trinità, 8-12

La filosofia di Bellet è un continuo “riportare a terra” il pensiero perso nelle nuvole dell’astrazione, un continuo ricondurre il generale al particolare da cui deriva; a questo procedimento non si sottrae neanche l’“al di là” per eccellenza: la divinità.
La divinità si dà nella forma della tenerezza: essa è come la buona terra, nel duplice senso di ciò cui ci si può appoggiare senza timore di sprofondare e di ciò che fa venire al mondo e crescere. È ciò che fa venire alla luce, al mondo, all’essere, spontaneamente, senza darne ragione e senza domandarne conto. Essa è nell’uomo l’amore dell’altro indipendentemente dai suoi difetti, dai suoi eccessi, da come dovrebbe essere e da come vorremmo che fosse. E del resto, per Bellet non c’è divinità se non nel “tra voi” del Vangelo (Lc 17,21), nella relazione di ogni uomo all’altro, che permette a entrambi di essere umani.

Invito al pensiero di Maurice Bellet/1. Presentazione

Dai frutti li riconoscerete.
Mt 7,16

Non c'è migliore espressione che questa del Vangelo di Matteo per sintetizzare il pensiero di Bellet. Lontano da ogni impostazione dottrinaria, convinta di conoscere sempre tutto a priori e disposta a negare l'evidenza pur di salvaguardare l'integrità del sistema, così come da ogni impianto disciplinare, che riconduce tutto al “si deve” ed è insensibile ad ogni problema “non codificato”, Bellet pone a fondamento di tutto l'uomo: non la categoria astratta dalla U maiuscola, ma quello concreto, attuale, portatore della sua esperienza storica e personale (che, seppur non universale, non è per tanto meno reale). In breve, l'uomo carico della sua esperienza di vita.